Seguendo le notizie lasciateci dall’abate S. Calindri sulle caratteristiche di Anzola sul finire del Settecento, pare che l’originaria costruzione di ciò che è oggi il “Palazzo del Vescovo” (anticamente denominato “Tomba del Vescovo” dal latino medievale tumba che ha il significato di agrum, fossa seu terra in tumuli modum elevata munitium e da qui villa in terreno sopraelevato che con il procedere del tempo diventò un toponimo comunemente usato per indicare le ville) risalga addirittura al XII o XIII secolo. Infatti nell’anno 946 i religiosissimi marchesi di Mantova, Almerigo (o Almerico) e Franca, donarono al Vescovato felsineo i vasti possedimenti che avevano nel distretto dell’attuale provincia di Bologna.
   
Ritornando alle osservazioni del Calindri, pare che l’originale “Palazzo del Vescovo” …fosse munito di un antico ponte levatoio e circondato da una fossa larga di giro centoventi pertiche, da questa poco distante al suo mezzodì, cioè per circa settanta pertiche, per l’ampiezza di una superficie di mille e otto pertiche quadre bolognesi si trova continuata macerie di fondamenti di antiche mura e vi è stato trovato qualche pezzo di marmo, piombo ed antiche monete imperiali e consolari…confermando con ciò l’antichità e vastità delle proprietà vescovili, nonché la caratteristica di essere una grande costruzione isolata nell’interno della campagna, da difendere come se fosse un piccolo castello, o castelletto. Solo dopo il periodo del dominio napoleonico avverrà il progressivo sfaldamento dell’antica proprietà e la sua parcellizzazione in piccole e medie unità poderali fino alle dimensioni attuali di 4 ettari di terreno che circondano il Palazzo del Vescovo.